(via nocandlescanreplaceit)
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Lunedì mattina: tempo di battente propaganda!
E soprattutto di confermare se ci sarete o meno al MeetUp di sabato nella pagina dei MeetUp!
Per farla corta: ci si vede tutti quanti sabato 25 maggio?
Che ci siate o meno, date una mano nel mentre: diffondete, cuoricinare, rebloggate. Insomma, fatelo sapere a tutti!
Poi brinderemo al luminoso futuro con Yahoo. Sigh.
(faccio girare)
Oscillo tra il “Che ci vado a fare se non conosco nessuno?” e il “Magari è divertente”. Aiutatemi a decidere.
(via axeman72)
Sono d’accordo sul fatto che lo sciopero è un diritto inalienabile di tutti i lavoratori, ma quando cancelli tutti i treni a chi stai veramente facendo un torto? Al tuo capo o alle centinaia di persone che dovranno passare il resto della giornata a fissare un tabellone pregando che non spunti quell’odiosa scritta “Cancellato”? Così come è vostro diritto scioperare, dovrebbe essere mio diritto avere almeno un treno ogni due ore.
“I’ll never forget the day Marilyn and I were walking around New York City, just having a stroll on a nice day. She loved New York because no one bothered her there like they did in Hollywood, she could put on her plain-jane clothes and no one would notice her. She loved that. So as we we’re walking down Broadway, she turns to me and says ‘Do you want to see me become her?’ I didn’t know what she meant but I just said ‘Yes’- and then I saw it. I don’t know how to explain what she did because it was so very subtle, but she turned something on within herself that was almost like magic. And suddenly cars were slowing and people were turning their heads and stopping to stare. They were recognizing that this was Marilyn Monroe as if she pulled off a mask or something, even though a second ago nobody noticed her. I had never seen anything like it before.” - Amy Greene, wife of Marilyn’s personal photographer Milton Greene
(via deeecccc)
Sono alla fermata del 14 in via Torino. È appena passato il tram, ma non sono riuscito a prenderlo, e conoscendo i tempi dell’ATM so che avrò tutto il tempo di fumarmi una sigaretta.
Subito dopo averla accesa si avvicina un ragazzo alto, aveva dei braccialetti in mano. Pensavo volesse vendermene uno e ero già pronto a rispondere (sgarbatamente, lo ammetto) che non volevo nessun braccialetto. Invece mi chiede una sigaretta e io gliela offro.
Gli porgo il pacchetto, ma lui mi chiede se posso tirarla fuori io, perché lui ha “le mani sporche”. Gli do la sigaretta e lui la mette in bocca, poi quando sto per passargli l’accendino mi fa segno di no. Per tutta la conversazione si tiene la sigaretta all’angolo della bocca, senza accenderla, e riesce comunque a parlare benissimo. Se lo facessi io mi cadrebbe a terra dopo cinque secondi.
Si ferma a parlare lì di fianco a me, mi chiede come mi chiamo, quanti anni ho, da quanto tempo sto a Milano. Senza che io glielo dicessi aveva capito che non sono milanese, e quando gli dico che sono siciliano sorride e dice “Allora sei già mezzo africano”. Devo ammettere di essermi sentito onorato.
Poi mi racconta la sua storia: ha 23 anni, un anno solo in più di me. E dire che a guardarlo gliene avrei dati minimo 30. Sarà stata la cicatrice che aveva sulla guancia sinistra, o forse gli occhi, ma di certo non sembrava avere 23 anni. Mi ha raccontato che in Senegal ha una moglie e un figlio, e lui gli invia il denaro che guadagna vendendo braccialetti in Piazza Duomo.
Nel frattempo il mio tram è arrivato e se n’è andato, e io non me ne sono neanche accorto. La sigaretta mi si è spenta tra le dita fumata a metà, e io mi limito a gettarla via. Continuiamo a parlare per un po’, mi chiede se mi manca casa, e quando io lo chiedo a lui, non mi risponde. Ad un certo punto mette la mano in tasca e mi dice “Prendi, sono un regalo”. Sono due piccole statuette in legno che raffigurano un elefante e una tartaruga. Dice:
“L’elefante è simbolo di fortuna e ricchezza”
“E la tartaruga?”
“La tartaruga è per ricordarti che la vita va affrontata con calma.”
Io sorrido e non so cosa rispondere. Dico “Grazie” e faccio per tirare fuori il portafogli. Ho solo 20 euro e devo farci la spesa per tutta la prossima settimana, ma non è a questo che penso mentre sto per dargli i soldi. Lui non li accetta, continua a dire “No no, sono un regalo, sono un regalo”.
Questa volta vedo il tram arrivare e gli dico che devo andare, lui sorride e mi ringrazia per la sigaretta. Io riesco solo a dire “Grazie”, ma è troppo generico. Avrei voluto ringraziarlo per avermi raccontato la sua storia, a me che ero un completo sconosciuto. Avrei anche voluto ringraziarlo per le statuette, che adesso sono messe in bella vista sulla mia libreria. Ma non c’era tempo e quindi ho detto solo “Grazie” e sono salito sul tram.
Solo dopo ho realizzato di aver fatto un errore stupido. Avrei dovuto dare retta al suo consiglio, “affrontare la vita con calma”, non salire sul tram e continuare a parlare con lui. Magari anche offrirgli un caffè o un pranzo e insistere perché accettasse che gli pagassi le statuette. Quante altre volte nella mia vita mi capiterà un incontro del genere?
